20Righe

La politica ci appartiene. Facciamola nostra.

6. Dov’è finita la (s)cordata Alitalia.

Il primo corso che ho seguito all’Università si chiamava “Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa”(1).
Che c’azzecca questo con Alitalia?! Se avete qualche riga di tempo, leggete sotto…

Uno dei concetti fondamentali del corso era quello di agenda setting, e si riferisce alla capacità dei mezzi
di comunicazione di massa di definire i temi di maggior rilevanza sociale. Proponendo alcun temi e non altri, i media definiscono gli argomenti che la società sente come più pressanti. E più se ne parla, più il tema diventa urgente. E se è socialmente problematico, deve essere risolto dalle istituzioni(2). Entra così nell’agenda politica. 

Attraverso i mass media e le notizie che riportano, formiamo le nostre coscienze e ci facciamo un’opinione su quanto non è parte della nostra vita quotidiana. E’ anche così che definiamo il mondo in cui viviamo, la società, le persone, la politica, l’economia… In questo senso, i media contribuiscono a creare l’atmosfera di un paese(3).

Da questa prima teoria discende e si sviluppa un altro fondamentale concetto del corso:

I media non rappresentano la realtà in cui viviamo. I media creano la realtà che pensiamo di vivere(4).

Il caso Alitalia è una di quelle cose di cui rischiamo di dimenticarci. E se il mondo dell’informazione non ci aiuta a puntare l’attenzione sulle promesse fatte, rischiamo di interessarci alla politica solo due mesi ogni 5 anni. E diventiamo più vulnerabili, perchè votiamo sulla base di promesse che non ci prendiamo l’onere di verificare.

In questo senso, mi piacerebbe che il giornalismo moderno proponesse nuovi valori informativi e un’etica diversa. Senza sminuirsi, ma piuttosto innalzandosi, potrebbe divenire un banco di prova per la nostra politica. 

E allora mi chiedo: cosa succederebbe se i mezzi di comunicazione di massa decidessero di puntare l’attenzione in modo continuativo e martellante sull’attendibilità o meno delle promesse poltiche?!

Se i media, alla luce di quanto detto sopra, si ergessero a garanti della promessa elettorale, avremmo forse un sistema politico che si pone il problema della verifica delle premesse (e delle promesse)?!

 

BlogginSers!

 

(1) L’Università era quella di Bologna, il corso di laurea era in Scienze della Comunicazione, e il professore era Roberto Grandi.

(2) Questa teoria si riferisce specificamente ai media classici come tv, radio, giornali ecc., che sono (ahimè) ancora oggi, unica fonte di informazione per gran parte della popolazione italiana.
Ma in realtà, lo scopo di questo blog è appunto quello di modificare l’agenda setting mondiale ;).

(3) Alcuni esempi: in questo periodo i media focalizzano l’attenzione sulle “morti bianche” e l’immigrazione.
Ma per uscire dal presente e parlare di un caso su tutti, vi ricordate di quello che è stato definito il “bullismo giovanile”? Ce ne hanno parlato per mesi, sembrava che esistesse solo quello. A me non sembrava niente di nuovo, ma l’attenzione sociale e politica sul fenomeno si alzò notevolmente, e fu riconosciuto (e da molti lo è ancora) come una nuova piaga della nostra società.
Il fatto stesso che possiamo parlare di “bullismo giovanile” e di “morti bianche”, definendo in due parole e senza errore due problemi di larghissima portata, è già di per sé un effetto del potere che hanno i media nel definire quali sono (o dovrebbero essere) gli argomenti di maggiore interesse per il paese.   

(4) Un modo per dire, più semplicemente, che a livello di macro-argomenti abbiamo coscienza solo dei problemi che ci vengono proposti dai mass media. E soprattutto, solo di quelli che vengono approfonditi in modo più potente, decisivo e martellante.
Non è detto che siano tutti. Non è scontato che siano i più importanti.
 

18 giugno 2008 Posted by | Comunicazione politica, Giornalismo&Politica, Idee, Uncategorized, Università, Utopie | , , , , , , , , , | 3 commenti

2. Il governo ombra. Verso una politica del fare?

Il governo ombra, nominato da Veltroni, potrebbe essere il faro di una nuova politica. Almeno nelle intenzioni infatti, il PD propone un’opposizione attiva e propositiva. Un passo in avanti verso una politica del fare

Negli ultimi anni, il rapporto tra le parti politiche è stato prevalentemente URLATO, irresponsabile e fine a se stesso. L’unico imperativo era distruggere, far cadere il governo e tornare alle urne. Per tornare al potere.

Nei 5 anni di governo Berlusconi, l’opposizione non faceva altro che osteggiare il premier e il suo esecutivo. E così, nella polemica continua sulle famigerate leggi ad personam, un’opposizione altrettanto contra personam ha finito per rendere il premier un’avversario forte e redivivo alle successive elezioni.

A parti invertite, nei 2 anni di governo Prodi, l’opposizione di destra* ha definito la propria agenda politica in relazione al tentativo di far cadere il governo. La famigerata spallata, ha contraddistinto l’azione di un’opposizone scellerata che, insieme a un governo immobile e incapace di fondarsi sul comune accordo, ha lasciato questo paese nello stallo in cui è oggi.

In questo contesto, il governo ombra può essere l’occasione per cambiare almeno le dinamiche di opposizione. Organizzandosi intorno a un esecutivo ombra, la minoranza si propone finalmente una missione attiva. Seguire da vicino le scelte del governo, muovendo dalla convinzione che invece di dire solo qualcosa contro, si può davvero fare qualcosa per. Anche senza i ricchi stipendi ministeriali, anche con visibilità ridotta. Ogni ministro ombra potrebbe/dovrebbe così seguire il ministro effettivo e incalzarlo nella sua attività. Ma soprattutto elaborare proposte, realtà alternative, politiche possibili. Finalmente insomma, un’opposizione al lavoro.

In conclusione un’idea: perchè non istituzionalizzare il governo ombra almeno a livello comunicativo, inserendo la dicitura “Ministro Ombra per…” nei TG o nelle trasmissioni TV** di approfondimento politico? 
Questo forse, potrebbe rendere ancor più facile e rapido per tutti effettuare il confronto tra le parti. 

 

BlogginSers!

 

* La precisazione “di destra” si è resa necessaria in quanto, negli anni che vanno dal 2006 al 2008, la sinistra ha saputo essere maggioranza di (non) governo e, contemporaneamente, opposizione della stessa.
** Nelle testate giornalistiche questo sembra già essere prassi (più o meno) abituale.

25 maggio 2008 Posted by | Idee, Politica del fare | , , , , | 1 commento