20Righe

La politica ci appartiene. Facciamola nostra.

9. Meno male che c’è il G8. Abbiamo un impegno per il 2050.

Le aziende sono avvertite. E con loro le amministrazioni pubbliche. E’ finito il tempo dell’inquinamento selvaggio, delle imprese irresponsabili e del riscaldamento globale. Il giro di vite tanto atteso, è finalmente arrivato.

Mmmmm… ho paura che il messaggio non sia arrivato. L’allusione era troppo volatile. Riproviamo l’attacco.

I potenti della terra riuniti in Giappone per il rituale(1) G8 hanno così sentenziato: “Taglio delle emissioni di gas serra del 50% entro il 2050”. E l’hanno anche sottolineato convinti e soddisfatti. Come fosse già fatto.

Adesso ci ho messo un pò di sarcasmo. Ma sarà chiaro? …Mah, nell’incertezza, meglio darci sotto un altro po’.

Il conto alla rovescia è partito inesorabile, e niente può fermarlo. Ormai mancano soltanto 42 anni alla resa dei conti. Greenpeace e il WWF sottoscrivono questa soluzione e brindano al raggiungimento dei loro obiettivi.

Si capiva adesso vero? Io non vorrei che ci fosse ancora qualcuno che… Va bè, dai. Per sicurezza.

E poi non vi sembra di respirare già molto meglio? Questa settimana è stato molto più fresco di quella prima del G8. Ha anche piovuto un pò! Era inevitabile. I primi effetti di questo accordo, non potevano tardare ad arrivare!

Scusate. E’ che essere ironici esce così facile quando la realtà è così surreale… Adesso però, torniamo a noi.

Ci prendono in giro. E’ evidente. E lo fanno con una tale semplicità e così smaccatamente, che quasi viene la voglia di segnarselo sull’agenda e tornare a controllare nel 2050 per vedere a che punto siamo(2).

A cosa serve un obiettivo a 42 anni senza fissarne le tappe, i tempi e le modalità per raggiungerlo? Senza suddividerlo in sotto-obiettivi? Senza darsi una road map di traguardi raggiungibili a breve termine?

Perchè non sostituiamo il 50% in 42 anni con la diminuzione dell’1% annuo da qui al 2050? Forse il pericolo di una verifica in tempi così brevi vi preoccupa? Pensate di cavarvela rinviando da qui a quarant’anni(3)

Ma noi, da bravi cittadini interessati alla politica e al pianeta che gentilmente ci ospita, ci facciamo il nodo al fazzoletto. Signori, il 14 Luglio 2050, sarà un Giovedì. Non prendete impegni(4)Stesso post(o) stessa ora?!

 

 

Blogginsers!

 

(1) Perché ormai è solo un rito. E tra l’altro trovo molto strano che il G5 non venga tenuto in adeguata considerazione dai mezzi d’informazione. Il G5 è l’incontro che si svolge a margine del G8, e riunisce i rappresentanti delle più importanti economie mondiali in via di sviluppo. Attualmente è composto da Cina, India, Sud Africa, Messico e Brasile. Per l’elevata crescita economica in atto, il numero di consumatori che stanno portando sui mercati e il basso costo del lavoro, il ruolo di questi paesi sta diventando fondamentale nell’economia mondiale.

(2) Subito dopo però, a quella voglia si sostituisce la superstizione. Il 2050 è talmente lontano, che l’idea di essermi pensato vivo e vegeto a tale distanza merita lo svolgimento di un notissimo rituale porta fortuna…
E poco dopo, la stessa persona si sentirebbe anche poco intelligente, visto che è inutile pensare di fissare un impegno in agenda, se non si possiede un’agenda del 2050. Ma ho saputo per certo che quell’agenda la vendono in Giappone. E i primi 9 pezzi, sono andati a ruba…

(3) Chiamali fessi…

(4) E passate parola a figli e nipoti.

14 luglio 2008 Posted by | Ambiente, Comunicazione politica, Datemi un martello, Discorsi da bar, Domande, Giornalismo&Politica, Io critico, Premonizioni | , , , , , , , , | 4 commenti

8. Dalla lettera di Eco ai Girotondi. Ma il popolo è senza rappresentanti.

“Cari amici,

mentre esprimo la mia solidarietà per la vostra manifestazione, vorrei che essa servisse a ricordare a tutti due punti che si è sovente tentati di dimenticare: (1) Democrazia non significa che la maggioranza ha ragione. Significa che la maggioranza ha diritto di governare. (2) Democrazia non significa pertanto che la minoranza ha torto. Significa che, mentre rispetta il governo della maggioranza, essa si esprime a voce alta ogni volta che pensa che la maggioranza abbia torto (o addirittura faccia cose contrarie alla legge, alla morale e ai principi stessi della democrazia), e deve farlo sempre e con la massima energia perché questo è il mandato che ha ricevuto dai cittadini. Quando la maggioranza sostiene di aver sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia.”

Umberto Eco

E’ con queste parole che Umbero Eco esprime la propria solidarietà alla manifestazione che si terrà a Roma  l’8 Luglio prossimo e avrà come oggetto le leggi in tema di giustizia paventate dall’attuale governo.

Parole giuste, analisi corretta, definizione coerente. Poco da aggiungere e niente da obiettare.

Ma questa manifestazione rischia di essere un flop. E non perchè sia sbagliata a livello ideologico o nei principi. Solo che forse, non è questo il tempo dell’ideologia e dei principi. E’ che abbiamo bisogno di fatti.

O se non di fatti, di avere almeno l’impressione(1) che qualcosa si muove. L’impressione che l’interesse della politica sia quello di migliorare le nostre vite. E che la priorità di chi ci rappresenta, sia quella di rappresentarci.

Non è un problema di maggioranza, non di opposizione. Quando la prima fa convergere l’attenzione su problemi non pressanti per il paese, e la seconda si mobilita nella stessa direzione, entrambe falliscono. 

E’ un problema di vicinanza, di contatto con la realtà, di ritorno alla base elettorale, ai problemi veri.

E non si parli più dei problemi del paese. Possiamo parlare, per una volta, dei problemi delle persone?!

Qualcuno dovrà pure dirvelo: tocca a voi risolverli. Ve lo siete scelto di lavoro, e vi paghiamo per questo.  

 

BlogginSers! 

 

(1) Basterebbe anche solo averne la sensazione. Farebbe morale.

7 luglio 2008 Posted by | Comunicazione politica, Discorsi da bar, Governo, Maggioranza, Manifestazioni, Opposizione, Personaggi, Problemi veri | , , , , , , , , , , , , , , | 9 commenti

7. Chi è senza peccato pubblichi le telefonate degli altri.

Ho appena scoperto che è addirittura possibile ascoltare alcune delle intercettazioni che sono al centro delle indagini sui politici di cui si parla tanto negli ultimi giorni. Sapete una cosa? Rabbrividisco.

Grazie a questo fondamentale servizio di pubblica utilità, tutta Italia (e non solo) può ascoltare l’attuale presidente del consiglio cimentarsi nei discorsi più vari. Anche se nella telefonata, si parla di musica(1).

E quando la libertà di cronaca sconfina nella ricerca dello scoop a tutti i costi e nel conteggio delle copie vendute, il giornalismo (secondo me) perde d’importanza, nega le sue funzioni centrali e diventa varietà.

E allora, se varietà deve essere, varietà sia. Ma di punti di vista però. Facciamo un gioco, vi va?

Mi piacerebbe che ognuno di noi scorresse la propria agenda di impegni e eventi degli ultimi sei mesi, la propria rubrica telefonica, i contatti e le relazioni più importanti che hanno caratterizzato questo 2008.

Ora mettiamo che tutte (e dico tutte) le vostre telefonate siano state ascoltate, registrate e scandagliate da ogni punto di vista. La vostra rete di relazioni completamente messa a nudo. I vostri comportamenti e intrighi relazionali, finanziari, lavorativi e personali messi al vaglio e analizzati uno a uno. Inesorabilmente.

Carino vero?! D’altronde noi, quelli bravi, non abbiamo niente da temere. Ad esempio, se io vi chiedessi…

1. Dal punto di vista strettamente legale: potete assicurare di essere completamente integri e certi che non possa essere sorto alcun elemento che vi consegni alla magistratura o al fisco?(2)

2. Dal punto di vista relazionale: potete assicurare che non vi salga un brivido dietro la schiena pensando a chi ha ascoltato tutto quello che avete detto su qualunque argomento e qualunque persona?(3)

E adesso, lo sapete cosa faccio? Prendo queste intercettazioni e le faccio ascoltare a tutti quelli che hanno a che fare con voi(4). Cos’è quella faccia?! Non sembra giusto e doveroso anche a voi che diventino di dominio pubblico prima che siano in grado di accertare la vostra – per adesso ancora eventuale – colpevolezza?!

 

Blogginsers! 

 

(1) Ovviamente non solo di musica. Ma questo non toglie che potremmo almeno limitarci a mettere in rete gli stralci delle intercettazioni significative ai fini dei procedimenti. Possiamo chiamarlo rispetto? Correttezza? Etica professionale?

(2) Beninteso, a ogni livello le sue magagne. Non esistono solo l’evasione fiscale, l’omicidio, il ricilaggio o l’aggiotaggio. Alle persone comuni però, potrebbe essere capitato di raccomandare qualcuno a lavoro ad esempio. E raccomandare un perfetto sconosciuto per un posto di lavoro sconosciuto, non è un gesto diverso dal raccomandare un attrice quasi sconosciuta per una brutta fiction

(3) Ricordate che quanto più siete influenti nella società che vi circonda o nel lavoro che fate, più la vostra vita, e quindi le vostre telefonate, tirano in ballo persone e argomenti importanti ed influenti… Persone che, ascoltando queste intercettazioni magari decontestualizzate in stralci poco rappresentativi, potrebbero restarne poco felici. Siete pronti a gestire le loro reazioni quando le leggerano/ascolteranno?

(4) E nel caso di un premier, naturalmente, queste persone sono più o meno tutto il mondo. Stato più, stato meno.  

30 giugno 2008 Posted by | Datemi un martello, Giornalismo&Politica, Idee, Io critico, Punti di vista | , , , | 11 commenti

6. Dov’è finita la (s)cordata Alitalia.

Il primo corso che ho seguito all’Università si chiamava “Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa”(1).
Che c’azzecca questo con Alitalia?! Se avete qualche riga di tempo, leggete sotto…

Uno dei concetti fondamentali del corso era quello di agenda setting, e si riferisce alla capacità dei mezzi
di comunicazione di massa di definire i temi di maggior rilevanza sociale. Proponendo alcun temi e non altri, i media definiscono gli argomenti che la società sente come più pressanti. E più se ne parla, più il tema diventa urgente. E se è socialmente problematico, deve essere risolto dalle istituzioni(2). Entra così nell’agenda politica. 

Attraverso i mass media e le notizie che riportano, formiamo le nostre coscienze e ci facciamo un’opinione su quanto non è parte della nostra vita quotidiana. E’ anche così che definiamo il mondo in cui viviamo, la società, le persone, la politica, l’economia… In questo senso, i media contribuiscono a creare l’atmosfera di un paese(3).

Da questa prima teoria discende e si sviluppa un altro fondamentale concetto del corso:

I media non rappresentano la realtà in cui viviamo. I media creano la realtà che pensiamo di vivere(4).

Il caso Alitalia è una di quelle cose di cui rischiamo di dimenticarci. E se il mondo dell’informazione non ci aiuta a puntare l’attenzione sulle promesse fatte, rischiamo di interessarci alla politica solo due mesi ogni 5 anni. E diventiamo più vulnerabili, perchè votiamo sulla base di promesse che non ci prendiamo l’onere di verificare.

In questo senso, mi piacerebbe che il giornalismo moderno proponesse nuovi valori informativi e un’etica diversa. Senza sminuirsi, ma piuttosto innalzandosi, potrebbe divenire un banco di prova per la nostra politica. 

E allora mi chiedo: cosa succederebbe se i mezzi di comunicazione di massa decidessero di puntare l’attenzione in modo continuativo e martellante sull’attendibilità o meno delle promesse poltiche?!

Se i media, alla luce di quanto detto sopra, si ergessero a garanti della promessa elettorale, avremmo forse un sistema politico che si pone il problema della verifica delle premesse (e delle promesse)?!

 

BlogginSers!

 

(1) L’Università era quella di Bologna, il corso di laurea era in Scienze della Comunicazione, e il professore era Roberto Grandi.

(2) Questa teoria si riferisce specificamente ai media classici come tv, radio, giornali ecc., che sono (ahimè) ancora oggi, unica fonte di informazione per gran parte della popolazione italiana.
Ma in realtà, lo scopo di questo blog è appunto quello di modificare l’agenda setting mondiale ;).

(3) Alcuni esempi: in questo periodo i media focalizzano l’attenzione sulle “morti bianche” e l’immigrazione.
Ma per uscire dal presente e parlare di un caso su tutti, vi ricordate di quello che è stato definito il “bullismo giovanile”? Ce ne hanno parlato per mesi, sembrava che esistesse solo quello. A me non sembrava niente di nuovo, ma l’attenzione sociale e politica sul fenomeno si alzò notevolmente, e fu riconosciuto (e da molti lo è ancora) come una nuova piaga della nostra società.
Il fatto stesso che possiamo parlare di “bullismo giovanile” e di “morti bianche”, definendo in due parole e senza errore due problemi di larghissima portata, è già di per sé un effetto del potere che hanno i media nel definire quali sono (o dovrebbero essere) gli argomenti di maggiore interesse per il paese.   

(4) Un modo per dire, più semplicemente, che a livello di macro-argomenti abbiamo coscienza solo dei problemi che ci vengono proposti dai mass media. E soprattutto, solo di quelli che vengono approfonditi in modo più potente, decisivo e martellante.
Non è detto che siano tutti. Non è scontato che siano i più importanti.
 

18 giugno 2008 Posted by | Comunicazione politica, Giornalismo&Politica, Idee, Uncategorized, Università, Utopie | , , , , , , , , , | 3 commenti

5. Reato di clandestinità. Sicurezza o propaganda?

Un disegno di legge del governo Berlusconi prevede che l’immigrazione clandestina diventi reato e sia punita con pene che vanno da 6 mesi a 4 anni di carcere. Approvato dal consiglio dei ministri il 21 Maggio, dovrà essere votato in parlamento entro 60 giorni da quella data. Nel frattempo, io mi faccio delle domande…

E se fosse soltanto comunicazione? Si alza un polverone col reato di clandestinità, la sicurezza, le espulsioni. Poi Berlusconi dice che è solo un’aggravante*. Poi c’è il problema giudiziario e quello delle carceri. Nel frattempo passano i giorni. Ma se ne parla così tanto e si prendono così tante posizioni, che sembra si stia facendo davvero qualcosa. Che anche se non si facesse niente, i più distratti potrebbero sentirsi già più sicuri…

Il nodo sicurezza connesso all’immigrazione è stato al centro della cronaca per eventi che ci hanno lasciato sconvolti, e certamente non abbiamo dimenticato**. Ha scandito l’agenda politica e guidato le scelte di voto. Ma questa legge è la soluzione al problema sicurezza? E’ rivolta all’esterno, ai potenziali immigrati come deterrente, o all’interno, come panacea per i cittadini più preoccupati***?

E questa serie di domande, mi fa tornare alla mente una canzone bellissima, di Ben Harper****. Fa così:

“When you have everything, you have everything to lose”.

Mi torna alla mente perché ho l’impressione che quanto si stia dicendo negli ultimi tempi sull’immigrazione clandestina, non tenga conto del fatto che bisogna avere delle cose da perdere, per avere paura di una legge.

A chi ha casa, lavoro, famiglia, futuro e aspettative, questa legge può davvero sembrare un forte deterrente.

Ma se io vengo da un paese povero, dove non ho niente e il mio futuro dice che non avrò niente.
Se nel mio paese non esistono diritti, non c’è lavoro, non ho possibilità di crearmi una famiglia.
Se sono disposto a mettermi su un gommone senza la certezza di arrivare vivo dall’altra parte

secondo voi posso avere paura di un tribunale, del carcere, dell’espulsione o di una legge?

 

BlogginSers!

 

* Opinione personale espressa da Silvio Berlusconi il 3/6/08: “La mia personale visione è che non si possa pensare di perseguire qualcuno per una permanenza irregolare nel nostro paese arrivando a condannarlo […]. [Penso invece] che questa situazione della clandestinità possa essere un’aggravante nei confronti di chi commette dei reati.”

** Ma non abbiamo neanche dimenticato che succedono cose come questa, vero? O forse sì?

*** Forse ai cittadini più spaventati, forse a quelli più preoccupati. Forse a buona parte di quelli che hanno portato la Lega Nord oltre l’ 8% nelle recenti elezioni politiche. (8,3% alla Camera, 8,1% al Senato).

**** La canzone è Diamonds on the Inside, e dà il nome all’album pubblicato nel 2003 (Virgin Records).

6 giugno 2008 Posted by | Comunicazione politica, Discorsi da bar, Domande, Propaganda | , , , , , , | Lascia un commento

4. Cara Rete 4, nella giungla della comunicazione…

Cara Rete4, nella giungla della comunicazione non devi pensare che tutti ce l’abbiano con te. Anche se nessuno vorrà mai mandare sul satellite Italia 1Canale 5, ci sono tante persone che ti vogliono bene, sai?

Ad esempio, pensa a quanto bene deve volerti DrupiChi sarebbe stato costui*, se non avesse scritto e cantato le sigle delle telenovelas sud americane che qualche tempo fa trasmettevi quotidianamente?!

E cosa sarebbe stato il tenente Colombo senza di te?! Un dilettante! E Walker Texas Ranger? Ok, il pubblico su Italia 1 era di più, ma sono quelli che lo seguono sulle tue** frequenze ad averlo reso così grande!

E come dimenticare Emilio Fede, che a te deve tanto e il cui telegiornale*** quotidiano è un appuntamento irrinunciabile per tanti… come dire, tanti… che poi non son neanche tanti, sono alcuni. Va bè, ci siamo capiti.

Ma come avrai intuito, non sono certo qui a scrivere per tessere le tue lodi. Anche perchè sarebbe compito arduo troppo facile. Sono qui, invece, per metterti in guardia da questa giungla che è la comunicazione

Perché ci sono emittenti che sarebbero disposte anche ad applicare la legge, pur di rubarti lo spazio che ti sei guadagnata in questi anni a suon di risultati. Roba da stato di diritto…

Ci sono emittenti che sarebbero disposte anche a rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea pur di vedersi legittimate a usare le frequenze che la legge gli ha riservato da quasi 10 anni. Legalità selvaggia…

Momenti di tensione. Ma per fortuna c’è il Consiglio di Stato, che congela tutto, e rimanda le decisioni al Ministero delle Comunicazioni. Come dire che anche stavolta è andata amica mia! Sei SalvaRete4©!

E con questa bella notizia, faccio zapping e ti saluto. Però ci tenevo anche a farti una domanda:

Ma se ci fossero sacrosanti risarcimenti da pagare a Europa7****, saranno a tuo carico? Oppure dovremo considerare tutto questo brutto incubo come un errore del legislatore, e farli quindi pagare ai contribuenti? 

Fammi sapere. Aspetto notizie (non da Emilio), ma temo di sapere come finirà. Ci vediamo.

 

BlogginSers! 

 

* Avremmo conosciuto comunque Drupi qualche anno più tardi, come sosia conclamato di Romano Prodi.

** Mai pronome possessivo fu più inappropriato.

*** Questo asterisco per spezzare una lancia a favore del programma quotidiano di Emilio Fede.
E’ vero, la scelta del nome è un pò pretenziosa… te-le-gior-na-le. Suona un pò istituzionale. E bisogna anche dire che a Studio Aperto sono stati indubbiamente più umili. Però, voglio dire… è mai possibile che uno non può chiamare la propria mezz’ora autogestita in tv come vuole?! E poi, secondo me, il pubblico di Rete4 l’ha capita l’ironia insita nel contrasto Telegiornale/Emilio Fede. Eccome se l’ha capita! Forza Emilio! Facce Ride!

**** Francesco Di Stefano, patron di Europa 7, ha già chiesto più volte risarcimenti che ammontano a circa 2-3 miliardi di euro.

31 maggio 2008 Posted by | Datemi un martello, Discorsi da bar, Io critico, Premonizioni | , , , | Lascia un commento

3. Rissa alla Sapienza, ok. Ma per favore, non chiamatela politica.


Io, studente della Sapienza, apro un blog che parla di politica. “La politica ci appartiene” scrivo sulla testata. “Facciamola nostra”. Forza ragazzi! Un pò di verve! Proviamo a parlare di politica insieme!

Una settimana dopo, i giornali non fanno altro che parlare di ragazzi, studenti, Sapienza e politica. E di risse, aggressioni, coltelli e manganelli. Roma è una città calda. E non solo per la temperatura.

Rileggo la testata del blog, stavolta più attento, vigile, concentrato. Cerco l’errore. Deve esserci mi dico, altrimenti non potrebbero succedere cose simili. Mi sforzo di controllare meglio l’intento che mi ero prefisso. Mi chiedo se devo cambiare qualcosa, che cosa non ho capito. Cos’è che non mi appartiene?

Vado a cercare informazioni più precise e dettagliate per capire bene quello che è successo. Faccio subito chiarezza; non sto cercando di capire chi ha ragione, non cerco motivazioni. Perché qualunque cosa se ne dica da una parte e dall’altra, ragione e torto non possono stare da una parte soltanto.
Ma scaricare all’altro tutte le colpe e le responsabilità, è una pratica molto più in voga dell’autocritica.

Preseguo la mia ricerca, ancor più convinto che se non cerco chi ha ragione e non cerco motivazioni, non cerco neanche colpevoli. Questa ricerca, fine a se stessa, la lascio a quei partiti che hanno deciso di utilizzare questi fatti per fare propaganda, prendendo posizioni predefinite in relazione alla parte politica rappresentata. Altro viaggio a vuoto. Solo informazioni faziose. Poca verità. Ancor meno serietà. 

E va bene allora, basta cercare. Meglio tornare al mio blog. Ripenso alla testata, a quella frase. E forse ho capito. Non c’è niente di sbagliato. Tutto questo non mi appartiene, perché questa non è politica. 
E se è politica, lo è quanto la violenza negli stadi può essere chiamata sport.

Perchè la politica, quella che secondo me ci appartiene e di cui vorrei parlare qui, non è fatta di risse ed estremismi. Ma appartiene a tutti, perchè a tutti si rivolge. E per fortuna, è davvero un’altra cosa.

28 maggio 2008 Posted by | Io critico, Offtopic, Studenti&Politica, Università | , , , , , , , , | 2 commenti

2. Il governo ombra. Verso una politica del fare?

Il governo ombra, nominato da Veltroni, potrebbe essere il faro di una nuova politica. Almeno nelle intenzioni infatti, il PD propone un’opposizione attiva e propositiva. Un passo in avanti verso una politica del fare

Negli ultimi anni, il rapporto tra le parti politiche è stato prevalentemente URLATO, irresponsabile e fine a se stesso. L’unico imperativo era distruggere, far cadere il governo e tornare alle urne. Per tornare al potere.

Nei 5 anni di governo Berlusconi, l’opposizione non faceva altro che osteggiare il premier e il suo esecutivo. E così, nella polemica continua sulle famigerate leggi ad personam, un’opposizione altrettanto contra personam ha finito per rendere il premier un’avversario forte e redivivo alle successive elezioni.

A parti invertite, nei 2 anni di governo Prodi, l’opposizione di destra* ha definito la propria agenda politica in relazione al tentativo di far cadere il governo. La famigerata spallata, ha contraddistinto l’azione di un’opposizone scellerata che, insieme a un governo immobile e incapace di fondarsi sul comune accordo, ha lasciato questo paese nello stallo in cui è oggi.

In questo contesto, il governo ombra può essere l’occasione per cambiare almeno le dinamiche di opposizione. Organizzandosi intorno a un esecutivo ombra, la minoranza si propone finalmente una missione attiva. Seguire da vicino le scelte del governo, muovendo dalla convinzione che invece di dire solo qualcosa contro, si può davvero fare qualcosa per. Anche senza i ricchi stipendi ministeriali, anche con visibilità ridotta. Ogni ministro ombra potrebbe/dovrebbe così seguire il ministro effettivo e incalzarlo nella sua attività. Ma soprattutto elaborare proposte, realtà alternative, politiche possibili. Finalmente insomma, un’opposizione al lavoro.

In conclusione un’idea: perchè non istituzionalizzare il governo ombra almeno a livello comunicativo, inserendo la dicitura “Ministro Ombra per…” nei TG o nelle trasmissioni TV** di approfondimento politico? 
Questo forse, potrebbe rendere ancor più facile e rapido per tutti effettuare il confronto tra le parti. 

 

BlogginSers!

 

* La precisazione “di destra” si è resa necessaria in quanto, negli anni che vanno dal 2006 al 2008, la sinistra ha saputo essere maggioranza di (non) governo e, contemporaneamente, opposizione della stessa.
** Nelle testate giornalistiche questo sembra già essere prassi (più o meno) abituale.

25 maggio 2008 Posted by | Idee, Politica del fare | , , , , | 1 commento

1. Quella voglia di parlare, di capire, di cambiare. Benvenuti in 20Righe.

Ricordo che all’indomani delle elezioni politiche 2006 passai un’intera serata a parlare con amici di politica e del futuro di questo paese. Bevendo una birra nel nostro pub di sempre, parlavamo di lavoro, istruzione, pensioni, economia e sembravamo abili anche nel definire le manovre finanziarie che avrebbero risollevato il paese.
All’apice della discussione (fanta)politica, pensammo bene che l’accordo era tale da creare un partito che, correndo da solo (e in questo c’è da dirlo, avevamo precorso i tempi alla grande), avrebbe vinto le elezioni con ampio margine. Nell’euforia generale per una vittoria ormai certa (i sondaggi erano inequivocabili), non dimenticammo di assegnarci i ministeri e le cariche politiche più importanti in totale accordo. Allo stesso tempo, con elevato senso di responsabilità e rispetto delle istituzioni, volevamo che il nostro partito aprisse una nuova stagione di politica condivisa. “Si governa tutto il paese, non solo chi ci ha votato” ci ripetevamo. Decidemmo così, che la presidenza del senato sarebbe andata all’opposizione…

Lo so, già. Quest’ultima affermazione avrà fatto diventare i vostri dubbi iniziali delle virtuali certezze: “Birra, pub, politica, ministeri… E questa del senato all’opposizione®* poi! Ma questi saranno stati tutti ubriachi persi!”

Volete la verità? Non eravamo ubriachi**, le cose stavano forse peggio. La realtà è che noi, di politica, volevamo parlare. Giovani, ingenui e privi di esperienza, volevamo capire dove la politica avrebbe potuto portarci. Non importa se facendone la nostra vita e il nostro impegno o semplicemente interessandocene attivamente. Insieme, volevamo farci un’idea, un’opinione. Aspettando il giorno in cui avremmo potuto cambiare. Cambiare cosa ancora no so; forse noi stessi, forse altro. Ma ad ogni modo, e soprattutto attivamente, cambiare.

Oggi, a distanza di oltre due anni, posso dire che quel partito certamente non nascerà. E probabilmente tutta questa storia andrà a finire come quella dei famigerati quattro amici al bar di Gino Paoli.

Però, quella voglia di parlare, di capire, di cambiare… Quella sì, è ancora qua. Anche in queste 20Righe.

 

BlogginSers!

 

* Senato all’opposizione® è un marchio registrato e un’innovazione brevettata. Tutti i diritti riservati.
** O almeno, non quella sera. Ok… forse è meglio dire “non ancora”…

21 maggio 2008 Posted by | Discorsi da bar, Inizio, Rompere il ghiaccio, Utopie | , , , , | 1 commento

0. Work in progress

                                                                 Notti insonni

 

…non sembra, ma ci siamo quasi…
(…certo starei molto più comodo fuori da quel triangolino rosso…)

Tra poco sarò pronto ad iniziare questa nuova avventura.

 

9 maggio 2008 Posted by | Inizio, Offtopic | , , | 9 commenti